domenica 5 giugno 2011

Cavalli Selvaggi - Cormac McCarthy

La fiamma della candela e la sua immagine riflessa nello specchio si contorsero e si raddrizzarono quando entrò nell'ingresso e di nuovo quando chiuse la porta. Si tolse il cappello, avanzò lentamente facendo scricchiolare il pavimento di legno sotto gli stivali e rimase in piedi, vestito di nero, davanti allo specchio scuro nel quale i pallidi gigli si protendevano dall'esile vaso di cristallo. Nel freddo corridoio alle sue spalle, alle pareti rivestite di legno erano appesi i ritratti, incorniciati sottovetro e fiocamente illuminati, di alcuni avi che conosceva solo vagamente. Abbassò lo sguardo sul mozzicone di una candela gocciolante, lasciò l'impronta del pollice nella cera tiepida colata sul ripiano di quercia e guardò quel viso smunto affondato tra le pieghe del raso funebre, i baffi ingialliti e le palpebre sottili come carta. No, non era sonno. Non era affatto sonno.

Era l'ora che preferiva da sempre, l'ora delle ombre lunghe, quando nella luce rosata e obliqua l'antica strada prendeva forma davanti ai suoi occhi come un sogno del passato... 

Cerca di non metterti a piangere davanti a me.
Non piango mica.
Be', non farlo.
Non mollava mai, disse il ragazzo. E mi diceva di non mollare mai. Diceva che è inutile fare un funerale finchè non c'è qualcosa da seppellire...

Guardava il panorama con occhi socchiusi come se il mondo esterno fosse alterato o sospetto a causa di ciò che aveva visto altrove. Come se non potesse vederlo mai più come prima. O peggio, come se lo vedesse finalmente nel modo giusto. Com'era sempre stato e sempre sarebbe stato. Il ragazzo ì, che cavalcava un poco più avanti, stava in sella come ci fosse nato, e infatti era così, ma dava l'impressione che , se fosse stato in uno strano paese privo di cavalli, avrebbe potuto scovarli ugualmente.

In lontananza fra i nuvoloni neri balenavano lampi silenziosi che sembravano saldature incandescenti tra fumi di metallo fuso. Pareva che riparassero un guasto nell'oscurità metallica del mondo.

Non esistono cavalli cattivi.

Mi sembra la storia del cieco che guida il cieco, non trovi? Rawlins assentì. Mi ricorda il vecchio T-Bone Watts che lavorava per mio padre. Tutto lo prendevo in giro perchè aveva l'alito cattivo, ma lui rispondeva meglio avere l'alito cattivo che non avercelo per niente.

La cicatrice che lei ha su una guancia è il ricordo di un cavallo, suppongo.
Si signora. Ma è stata colpa mia.
Lei lo guardò affettuosamente. Gli sorrise. Le cicatrici hanno lo strano potere di ricordarci che il passato è reale.

Poiché sono stata ribelle, adesso riconosco i ribelli. Sono convinta che da giovane non volevo spaccare tutto, ma solo le cose che volevano spaccare me. I nomi delle cose che hanno il potere di piegarci cambiano col tempo. Le convenzioni sociali e l'autorità lasciano il posto alle malattie.

Noi non crediamo che la ragione possa migliorare il carattere della gente. Questa è un'idea francese. [...] Attento ai cavalieri cortesi. Non c'è peggior mostro della ragione.

Si credo di capire.
Bene, continuò Pèrez. Di solito riesco a dedurre quanto uno è intelligente da quanto pensa io sia stupido. 

Allora potranno decidere qual è il vostro prezzo.
Certa gente non ha prezzo.
E' vero.
In tal caso come la mettono?
Quella gente muore.
Io non ho paura di morire.
Benissimo. ma questo ti aiuterà a morire. Non a vivere.

Noi sappiamo che le cose posseggono certe qualità. Un'automobile può essere verde. O avere un certo motore. Ma non può essere contaminata dal male, capisci? E persino un uomo. Un uomo può essere abitato dal male, ma noi non pensiamo che sia suo. Dove l'ha preso? Come può rivendicarlo? No, in Messico il male è una realtà distinta che marcia sulle proprie gambe. Forse un giorno visiterà anche te. Forse l'ha già fatto

Lui la guardò. Pensavo le delusioni della vita l'avessero resa più comprensiva verso gli altri.
Ha pensato male.
Credo di sì.
Non mi risulta che le difficoltà della vita rendano la gente più compassionevole.
Penso che dipenda dalle persone.

Alla luce del portico vidi che piangeva e compresi che piangeva per la mia anima. Nessuno aveva mai avuto per me tanta stima da comportarsi in quel modo. Non seppi cosa dire. Quella notte pensai a lungo, e non senza angoscia, a cosa fare di me. Poichè volevo con tutto il cuore essere una persona di valore, fui costretta a chiedermi come potevo esserlo se nella vita non ci fosse stato qualcosa, come un'anima o uno spirito, che potesse sopportare qualunque sventura o menomazione, senza esserne sminuito. Perchè esista una persona di valore, il valore non può essere soggetto ai capricci della fortuna, dev'essere una qualità che non cambia, qualunque cosa succeda. Molto prima dell'alba compresi che stavo cercando di mettere a fuoco una cosa che sapevo da sempre, ossia che il coraggio è una forma di costanza e che per prima cosa il codardo abbandona sempre se stesso. in seguito tutte le altre virtù vengono da sole.

Quelli che non vengono più guariti dalla vita vengono guariti dalla morte. Il mondo è spietato nel separare il sogno dalla realtà, anche quando noi non vogliamo farlo.

E' vero.
Non ho dubbi, ma la sua ammissione non basta. Non ho simpatia per quelli che subiscono gli eventi. Forse sono sfortunati, ma questo non cambia le cose.

Poiché il peso che aveva sul cuore cominciava ad alleggerirsi, si ripeté mentalmente quello che il padre gli aveva detto una volta, e cioè che il denaro giocato con paura non può vincere e che un uomo preoccupato non può amare.

Pensò che la bellezza del mondo nascondeva un segreto, che il cuore del mondo batteva a un prezzo terribile, che la sofferenza e la bellezza del mondo crescevano di pari passo, ma in direzioni opposte, e che forse quella forbice vertiginosa esigeva il sangue di molta gente per la grazia di un semplice fiore.

Si fermò alla finestra del caffè deserto, osservò i preparativi che si facevano in piazza, e disse che per fortuna Dio teneva i giovani ancora agli inizi all'oscuro della verità della vita, altrimenti non se la sarebbero sentita di cominciare nulla.

Il giudice lo guardò. Figliolo, disse. Tu hai l'aria di uno che tende a essere troppo severo con se stesso. Dalle tue parole ho l'impressione che hai avuto la fortuna a cavartela senza lasciarci la pelle. Forse adesso la cosa più saggia è tirare avanti senza pensare più a questa storia. Mio padre mi consigliava sempre di non rimuginare troppo sulle cose che ci rodono dentro.

Sissignore. in verità non mi aspettavo una risposta, che forse non c'è, ma non mia andava giù che lei mi prendesse per una persona speciale. Non lo sono.
, è uno scrupolo non riplorevole.

Il deserto era rosso e rossa la polvere che si alzava, la polvere impalpabile che si posava sulle zampe del suo cavallo e di quello che lo seguiva. Al calar della sera si levò un gran vento che arrossò tutto il cielo. Da quelle parti c'era poco bestiame per l'estrema aridità della terra, ma all'imbrunire John Grady si imbatté in un toro solitario che nella luce sanguigna del tramonto si rotolava per terra come una bestia sacrificale in agonia. Nelle raffiche di polvere sanguigna vomitata dal sole spronò il cavallo e riprese a marciare col viso ramato degli ultimi raggi di luce, mentre il vento rosso dell'ovest spazzava il paesaggio crepuscolare e gli uccelli del deserto svolazzavano cinguettando fra le felci secche, e il cavallo, il cavaliere e il secondo cavallo passarono, e passarono le loro ombre affiancate come l'ombra di un unico essere. Passarono e impallidirono sulla terra sempre più buia, sul mondo a venire.





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